domenica 3 aprile 2011

Antitrust: multe alle aziende per oltre 111 milioni di euro

Oltre 111 milioni di euro in sanzioni, tra intese, pratiche commerciali scorrette e abusi di posizione dominante. Anche nel 2010, secondo quanto si legge nella relazione annuale dell'Antitrust, trasmessa il 30 marzo a Palazzo Chigi, l'Autorità ha utilizzato a pieno le sue prerogative. Nell'anno scorso, inapplicazione della normativa a tutela della concorrenza, sono state valutate 502 operazioni di concentrazione, 11 intese, 13 possibili abusi di posizione dominante. I procedimenti per pratiche commerciali scorrette sono stati invece 272.
Concentrazioni.  i casi esaminati sono stati 502. In 478 casi l'Autorità non ha riscontrato una violazione di legge, 23 casi si sono conclusi per non applicabilità della legge e in un caso l'Autorità ha condotto un'istruttoria subordinando la decisione di autorizzazione dell'operazione alla modifica da parte delle imprese delle misure correttive precedentemente imposte.
Intese. Nel 2010 sono stati portati a termine undici procedimenti istruttori in materia di intese. In cinque casi esaminati, il procedimento si è concluso con l'accertamento della violazione del divieto di intese restrittive della concorrenza. In considerazione della gravità delle infrazioni commesse, sono state comminate alle imprese sanzioni per un ammontare complessivo pari a oltre 111 milioni di euro.
E per l'Antitrust restano Poste, ferrovie, gestioni autostradali e aeroportuali, i settori in cui è più carente la concorrenza.
L'Autorità per la concorrenza ribadisce le criticità evidenziate già nel febbraio 2010 in occasione della segnalazione inviata agli organi titolari dell'indirizzo politico in vista della presentazione del primo disegno di legge annuale per la concorrenza e il mercato.
L'Autorità guidata da Antonio Catricalà evidenzia come "permangono rilevanti criticità del quadro normativo che rallentano lo sviluppo della concorrenza nei vari mercati". Solo in pochi casi, infatti, il legislatore è intervenuto, recependo i suggerimenti tecnici dell'Autorità.
Poste, ferrovie, gestioni autostradali e aeroportuali, restano, pertanto, "i settori sui quali è prioritario intervenire per introdurre assetti di mercato realmente competitivi che possano agevolare la ripresa della crescita economica". Sono, peraltro, comparti accomunati dalla "urgente necessità di attribuire i compiti di regolazione ad organismi tecnicamente qualificati, autorevoli e indipendenti che, sulla falsariga di quanto accaduto nei grandi servizi pubblici a rete, possano sostenere il processo di apertura dei mercati".
Resta poi "insoddisfacente", sul piano della concorrenza, la governance di banche e assicurazioni. Gli assetti di governance delle banche e delle assicurazioni, si legge nel documento, "presentano una conformazione insoddisfacente sotto il profilo concorrenziale: l'intensità degli intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti costituisce una peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali, riduce la contendibilità del controllo e attenua il rapporto tra capitale di rischio investito e responsabilità".
Sono, inoltre, "ancora troppo frequenti le ipotesi di controllo di fatto, dissimulato da partecipazioni di minoranza. E ciò consente gestioni imprenditoriali per le quali risulta indebolita la disciplina del mercato".
Sempre avendo riguardo ai profili di governance, prosegue l'analisi dell'Antitrust, "la figura ambigua dell'amministratore indipendente, la scarsa trasparenza nell'operato di alcuni centrali azionisti quali le Fondazioni, il mancato adeguamento della normativa sulle banche cooperative (in specie delle banche popolari quotate) la cui operatività concreta è oramai largamente assimilabile alle S.p.a sono gli altri elementi che concorrono ad ostacolare l'instaurarsi di una reale concorrenza nell'offerta dei servizi a beneficio di imprese e consumatori".
L'analisi degli sviluppi del quadro regolatorio a oltre due anni e mezzo dall'inizio della legislatura, secondo l'Antitrust, "evidenzia che il processo di apertura dei mercati è rimasto largamente incompiuto". A pesare anche le conseguenze della crisi. "E' cresciuta la domanda di protezione e solo timidi passi sono stati compiuti in direzione di un sistema meno ingessato e più favorevole al libero confronto nel mercato. L'attività del Parlamento è stata caratterizzata dalla centralità di alcune tematiche (in primis la crisi) cui è corrisposto un sostanziale stallo dei processi di liberalizzazione".
Le liberalizzazioni, infatti, "non sono soltanto scivolate via dalle priorità dell'agenda politica". Guardando ai contenuti dell'attività legislativa, "emerge un quadro di luci ed ombre in cui, accanto alla esiguità degli interventi varati, l'orientamento degli organi titolari dell'indirizzo politico si è connotato, sul piano qualitativo, per una sostanziale ambivalenza di fondo".
Emblematiche, in tal senso, sono state l'attuazione "tiepida" data nell'ordinamento nazionale alla cosiddetta. direttiva Servizi "a fronte delle incisive potenzialità liberalizzatici dell'atto comunitario"; "l'ispirazione protezionistica" delle nuove norme sull'Opa; alcune riforme in discussione in Parlamento, "volte a restaurare antichi privilegi in capo agli avvocati e a restringere l'attività delle para-farmacie"; "il freno alla liberalizzazione del trasporto ferroviario regionale" con il rinvio delle gare e il prolungamento dei contratti di servizio con l'operatore storico; le nuove restrizioni in materia di autotrasporto, autoscuole, noleggio con conducente.