venerdì 9 ottobre 2009

In Italia 4,4% famiglie faticano sfamarsi

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8 ottobre 2009 12:37
In Italia 4,4% famiglie faticano sfamarsi

In Italia il 4,4% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà alimentare
Un allarme indigenza che scatta quando la spesa per cibo e bevande è inferiore a 222,29 euro al mese. Il limite è stato individuato a livello nazionale dallo studio realizzata dalla Fondazione per la Sussidarietà, insieme alle università Cattolica e Milano-Bicocca, che hanno messo a punto anche gli indici regionali per tenere conto del differente costo della vita.
“I più colpiti risultano essere i disoccupati, i cittadini con un titolo di studio basso e le famiglie numerose” spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini
Si conferma anche il divario tra Nord e Sud: nelle Isole oltre il 10% della popolazione fa fatica a trovare i soldi per mangia e bere. Mentre in Toscana, Liguria, Veneto e Trentino Alto Adige soffre la fame una percentuale molto più bassa di persone, meno del 3%.
Nel 60% dei casi risulta essere la perdita del lavoro le cause principali alll’incidenza della povertà alimentare, i disoccupati (12,4%) e assai minore tra chi un posto ce l’ha (3,4%).
“Quando casa e alimentazione entrano in conflitto, perché non ci sono abbastanza soldi per entrambi, ad essere sacrificata è molto spesso l’alimentazione” fanno sapere dalla segreteria dell’ADICO.
Ma si diventa poveri anche per problemi di salute/disabilità (30%), morte di un familiare o separazione dal coniuge (15%). Le famiglie più povere sono infatti quelle monogenitore (20,8%).
Il rapporto, infine, stila quella che si può definire la dieta dei poveri. Lo scontrino mensile non prevede più di 28 euro di pane e cereali, 35 di carne e salumi, 14 di frutta, 10 di pesce, 14 di frutta e 9 di bevande.
Le famiglie con la spesa ridotta all’osso per il cibo hanno difficoltà soprattutto a pagare le bollette (25,7%), e le spese condominiali (20,8%). E hanno dei sogni nel cassetto che alle famiglie abbienti potrebbero apparire modesti: il 40,6%, se avesse 1000 euro al mese in più rispetto alle normali entrate, li impiegherebbe per l’acquisto “di alimentari di qualità”, e una percentuale equivalente “per cure mediche-dentistiche”. Soltanto un modesto 19,8% li spenderebbe per un viaggio, un 6,9% per cure termali e un 4% in beni di lusso (orologio, gioielli, arredamento).“Questi dati dimostrano che la povertà alimentare in Italia diventata un’amara realtà. Ci dovrebbe essere un coordinamento delle politiche pubbliche con quelle private e delle industrie alimentari, per distribuire in misura maggiore le eccedenze di cibo”, conclude Carlo Garofolini.