sabato 21 novembre 2009

Continuerà ad aumentare la disoccupazione

ROMA – La disoccupazione italiana salira’ all’8,5% nel 2010 e all’8,7% nel 2011: e’ quanto prevede l’Ocse nell’economic Outlook. Quest’anno, secondo l’Organizzazione internazionale, la quota dei senza lavoro passera’ dal 6,8% al 7,6%.
Il Pil italiano calera’ del 4,8% quest’anno per poi tornare a crescere dell’1,1% il prossimo e dell’1,5% nel 2011. E’ la stima dell’Ocse nell’Economic Outlook. In Italia, afferma l’Ocse, l’attivita’ ha ripreso nel terzo trimestre, con il miglioramento delle condizioni finanziarie che ha ”aiutato a ricostituire la fiducia e spingere la domanda interna”. Ma secondo l’Organizzazione ‘’sia il timing sia la forza della ripresa sono incerte”.
Salira’ – secondo l’organizzazione – il debito pubblico italiano che nel 2011 sarà al 120% con un deficit che restera’ sopra il 5%. Pur tuttavia – si legge – il deficit supererà il 5% e il debito salira’ di quasi 10 punti percentuali nel 2009 al 115% entro fine anno”, precisa l’Organizzazione che stima il deficit a quota 5,5% quest’anno, 5,4% il prossimo e 5,1% nel 2011. ”Sforzi significativi di consolidamento fiscale saranno dunque necessari dal 2011 in poi, quando la crescita riprenderà”’.
L’Ocse invita poi l’Italia a considerare lo scudo fiscale una misura eccezionale. In Italia, si legge, ”c’e’ stato un miglioramento dell’adesione agli obblighi tributari e minor ricorso alle misure una tantum negli ultimi anni e gli sforzi contro l’evasione continuano”. Tuttavia, secondo l’Ocse, l’introduzione dello scudo fiscale ”dovrebbe esser visto dai contribuenti come una misura eccezionale” perche’ ”altrimenti i contribuenti potrebbero concludete che ulteriori amnistie fiscali sono probabili”.
“In questo quadro economico aumentano sempre più le famiglie che arrancano. La povertà assoluta colpisce ormai quasi tre milioni di persone, circa il 4,9% della popolazione. Un fenomeno che investe soprattutto il Sud e le famiglie numerose e monoreddito. A questo anche lo scoraggiamento; diventa, infatti, sempre più ampia l’area di chi si non cerca più lavoro; i normali posti di lavoro vengono sostituiti da contratti instabili”, spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini.